Episodio 16: Ospite Ilaria Cerulla
Moda e psicologia possono apparire come due universi lontani, ma oggi si uniscono in un dialogo vibrante e affascinante. Nel nostro Salotto della Bellezza, avremo il piacere di accogliere Ilaria Cerulla, una professionista che ha saputo unire queste due passioni in un percorso originale e stimolante.
Con il suo approccio unico, Ilaria ci condurrà alla scoperta di come la moda possa essere un potente strumento per l’espressione personale e la comprensione psicologica.
Preparatevi a essere ispirati da una conversazione che esplora la bellezza non solo come un elemento estetico, ma come un vero e proprio linguaggio dell’anima, trasformando la bellezza in un viaggio interiore!
Ilaria, come hai iniziato a interessarti alla connessione tra moda e psicologia?
Per anni ho progettato collezioni, chiedendomi se stiamo solo creando vestiti. Ogni capo riflette momenti, culture e tensioni sociali, mostrando che nulla è casuale. Le variazioni in linee e colori rappresentano i cambiamenti nelle relazioni umane, rendendo la moda un sintomo di questioni più profonde.
Studiare psicologia mi ha fornito gli strumenti per interpretare ciò che prima percepivo solo intuitivamente: l’abito è un riflesso dei sentimenti umani. Può simboleggiare una forma di difesa, di affermazione, di appartenenza o di ricerca di identità.
Da quel momento, ho iniziato a vedere la moda non solo come superficie, ma come rappresentazione sociale, appassionandomi al dialogo tra la nostra interiorità e le scelte visive.
Puoi raccontarci un esempio concreto di come la moda possa servire come strumento di espressione personale e comprensione psicologica?
Quando vivevo in Sardegna, ero abituata a indossare colori vivaci e silhouette leggere, più morbide e aperte. Avevo un rapporto diverso con il corpo e lo spazio. Il contesto marittimo, la luce e l’orizzonte influenzavano anche il mio modo di vestire. Era un’estetica più espansiva, quasi solare, che rifletteva uno stile di vita più diretto e fisico.
Il mio trasferimento a Milano ha portato a un cambiamento nel mio stile, con linee nette e colori scuri. Questa trasformazione è stata influenzata dalla città. Ho imparato che l’abito esprime la personalità legata al luogo, e trasferirsi modifica le relazioni e la presentazione di sé. L’identità è dinamica e la moda ne riflette la trasformazione.
In che modo il tuo background nella moda ha influenzato il tuo approccio alla psicologia?
Riflettendo sul mio percorso, il settore della moda ha cambiato la mia visione della psicologia. Ho osservato le collezioni e compreso che ogni scelta creativa è legata a contesti storici, sociali e a nuove percezioni del corpo e del ruolo degli individui nella società.
Nelle maison italiane come Prada, si evidenzia un’attenzione all’essenziale con linee pulite, riflettendo l’instabilità globale. Maria Grazia Chiuri di Fendi dimostra che il ruolo di direttore creativo va oltre la moda, interpretando culture e valori sociali attraverso la visione visiva delle collezioni.
Prima di studiare psicologia, osservavo come le persone si esprimessero attraverso i vestiti. La psicologia mi ha aiutato a capire il bisogno di appartenenza e l’identità.
La moda ha insegnato che ciò che mostriamo non è mai neutro, ma riflette il nostro modo di relazionarci con il mondo, influenzando la mia visione della psicologia come espressione oltre la mente.
Quali sono, secondo te, le sfide più grandi nel far comprendere l’importanza della moda come linguaggio dell’anima?
Una delle sfide più significative è il pregiudizio culturale che associa la moda alla superficialità. Esiste ancora l’idea che l’apparenza sia meno seria rispetto al pensiero. Tuttavia, questa è già una posizione culturale: separare l’interno dall’esterno come se non interagissero.
Dal punto di vista psicologico, l’immagine crea una relazione con lo sguardo esterno, causando disagio. Una sfida è la riduzione della moda a puro consumo, amplificata dal fast fashion, che trasforma gli abiti in oggetti usa e getta, perdendo il loro valore simbolico e portando a un consumo rapido.
La moda ha un impatto ambientale e culturale importante; se ridotta a mero accumulo, perde il suo valore comunicativo. È essenziale promuovere responsabilità nella produzione e nella sostenibilità. L’abbigliamento è parte dell’identità, influenzata da valori e contesti sociali. La sfida è approfondire la moda, riconoscendo le sue dimensioni psicologiche, culturali e relazionali.
Puoi condividere con noi un momento significativo della tua carriera in cui moda e psicologia si sono incontrate in modo sorprendente?
Un momento significativo per me è stato lavorare nel settore della calzatura per Frances Valentine, un marchio focalizzato sul mercato americano. Disegnando dall’Italia, ho capito quanto la cultura influenzi il design, con variazioni in:
- colori,
- accessori,
- altezze dei tacchi.
Il mercato americano affronta la femminilità in modo più diretto, richiedendo un adattamento del prodotto e la traduzione di un immaginario.
Collaborando con Salco, ho compreso che la scelta di piumini e cappotti è influenzata da fattori personali come percezione di sé, corporatura, età e ruolo professionale, oltre al comfort sociale. La formazione allo Istituto Europeo di Design mi ha insegnato a considerare l’abito come un fenomeno culturale, sviluppando una sensibilità oltre la tecnica.
Oggi mi concentro sull’aspetto psicologico, esplorando identità e comunicazione, poiché la moda riflette la psiche delle persone. Non vedo una rottura, ma un’evoluzione: ora mi occupo di processi interni piuttosto che solo della forma esterna.
Hai un consiglio per chi vuole utilizzare la moda non solo come estetica, ma come un mezzo per esplorare e comprendere meglio se stessi?
Quando parliamo di moda come mezzo per esprimere noi stessi, non è tanto la scelta degli abiti a fare la differenza, quanto la consapevolezza che ogni decisione visibile è inserita in un contesto culturale.
Vestirsi è un atto quotidiano che riflette la nostra posizione sociale e l’immagine che vogliamo proiettare. L’identità è interconnessa e la domanda fondamentale è: “che narrazione sto costruendo su di me?”. È cruciale considerare se questa immagine è una scelta consapevole o una reazione a modelli esterni.
Oggi, l’immagine digitale è centrale, con i social media che rendono l’apparire costante e misurabile, trasformando l’identità in una performance e rischiando l’autenticità.
La moda, se usata consapevolmente, può preservare l’autenticità evitando che l’immagine diventi una maschera. L’eleganza profonda si basa sull’equilibrio tra visibilità e autenticità, dove l’apparire riflette l’essere.
Essere e Apparire – Tra identità e percezione la nuova Rubrica su Gazzetta di Milano
È una rubrica che svilupperò all’interno della Gazzetta di Milano, un progetto a cui tengo in modo particolare poiché scaturisce da una riflessione fondamentale del nostro tempo: il legame tra ciò che siamo e la nostra rappresentazione agli occhi degli altri.
Non si tratta solo di separare interiorità ed esteriorità, ma di esplorare come si intersecano. Oggi, l’identità si forma anche attraverso ciò che rendiamo visibile, come linguaggio, comportamento e interazioni.
La rubrica ha l’obiettivo di esplorare questo equilibrio dinamico, evidenziando come ogni forma di rappresentazione sia frutto di processi psicologici, culturali e sociali. Non esiste un’apparenza separata dalla mente: queste sono due espressioni della stessa realtà, due livelli attraverso cui l’identità si manifesta.
Negli articoli, analizzerò fenomeni concreti per esplorare l’interazione tra psicologia e contesto sociale, mirando a comprendere le ragioni dietro la costruzione degli eventi e dei comportamenti.
Uno degli aspetti principali sarà l’osservazione trasversale della società, analizzando figure pubbliche diverse, da personalità della cultura e dell’impresa a esponenti istituzionali e politici, poiché tutti influenzano modelli di identità e rappresentazione collettiva.
La rubrica prevede anche momenti di confronto con professionisti provenienti da diversi ambiti: psicologi, sociologi, neuroscienziati, studiosi di comunicazione, e figure che operano all’interno delle istituzioni o nei contesti decisionali. L’obiettivo è mettere in relazione prospettive differenti per offrire una lettura più completa dei fenomeni contemporanei.
Un sincero ringraziamento a Ilaria Cerulla per aver condiviso il suo affascinante percorso nella moda e nella psicologia. Le sue parole offrono nuove prospettive sulla bellezza e l’anima, sperando di ispirare una visione rinnovata della moda e una riflessione su come possa arricchire la vita interiore.
Con affetto e gratitudine, vi salutiamo dal Salotto della Bellezza, dove la moda si fonde con la psicologia, e ogni incontro rappresenta un’opportunità per crescere e riflettere. Restate con noi per ulteriori conversazioni stimolanti e incontri con persone straordinarie.
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Il Format Salotto della Bellezza
Ogni episodio di “Salotto della Bellezza” rappresenta un’opportunità unica per connettersi con figure di spicco che hanno saputo reinventarsi, superare sfide e lasciare un’impronta indelebile nei loro settori.
Con interviste coinvolgenti e momenti di profonda riflessione, gli spettatori verranno trasportati in un mondo in cui creatività e determinazione si incontrano, dimostrando che il cambiamento è non solo possibile, ma anche un’avventura straordinaria da affrontare con coraggio e passione.


